Il blocco di HIIT: concentrare lo stimolo, non aumentarlo
Che cos'è la periodizzazione a blocchi dell'HIIT, che cosa non è, cosa dicono i dati (e cosa non dicono), e quando una settimana di HIIT concentrati ha davvero senso. Nessuna conoscenza richiesta per leggerla: ogni termine tecnico è spiegato la prima volta che compare. Per chi si allena e per chi allena.
Microguida estesa
Il blocco di HIIT: concentrare lo stimolo, non aumentarlo
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Che cos'è la periodizzazione a blocchi dell'HIIT, che cosa non è, cosa dicono i dati (e cosa non dicono), e quando una settimana di HIIT concentrati ha davvero senso. Nessuna conoscenza richiesta per leggerla: ogni termine tecnico è spiegato la prima volta che compare. Per chi si allena e per chi allena.
Cinque sedute HIIT in sette giorni: l'idea che divide
C'è un modo di organizzare l'allenamento che attira ormai l'attenzione di preparatori e ricercatori: concentrare tutto l'HIIT di una fase in una sola settimana, con cinque sedute ad alta intensità in sette giorni, e poi tre settimane decisamente più leggere. È la periodizzazione a blocchi dell'HIIT, in inglese *block periodization*.
La parte più interessante è che il volume totale non cambia. Le sedute sono le stesse che faresti distribuendole uniformemente: cambia solo *quando* vengono collocate. Concentrate in un breve periodo, invece che spalmate sulla settimana.
Su questo tema la scienza ha un punto di partenza molto citato e una serie di evidenze successive che lo ridimensionano. Questa guida spiega entrambi, perché è proprio lì che sta la differenza tra capire il metodo e credere a una scorciatoia.
Che cos'è: la definizione, in parole semplici
Block Periodization (BP: la periodizzazione a blocchi) è un modello di organizzazione dell'allenamento in cui lo stimolo ad alta intensità viene concentrato in un periodo breve, il *blocco*, seguito da un periodo a carico ridotto che permette all'organismo di assimilare l'adattamento. In italiano si usa anche l'espressione *periodizzazione a blocchi*.
Il riferimento più citato è lo studio di Rønnestad e collaboratori del 2014, condotto per 12 settimane su ciclisti ben allenati. Nel gruppo a blocchi: 5 sedute HIT (High Intensity Training, l'allenamento ad alta intensità) nella prima settimana di ciascun blocco di 4 settimane, seguite da 1 seduta HIT nelle tre settimane successive. Nel gruppo tradizionale: 2 sedute HIT a settimana per tutte le 12 settimane.
Il punto centrale è che ogni blocco contava 8 sedute HIT in entrambi i gruppi: il volume complessivo era simile. La differenza era la distribuzione temporale dello stesso stimolo, non la quantità totale. Concentrare lo stimolo, non aumentarlo.
La regola d'oro: stessa dose, distribuzione diversa
Se una settimana di blocco porta a un aumento delle sedute HIIT complessive, non stai facendo periodizzazione a blocchi: stai solo aumentando il carico. Il confronto scientifico ha senso a parità di volume, e la differenza che si studia è esclusivamente la collocazione temporale dello stimolo.
Che cosa NON è: quattro equivoci da togliere di mezzo
Non è "fare più HIIT". Il volume complessivo resta quello di una distribuzione uniforme. Se la settimana di blocco aggiunge sedute al totale, il confronto scientifico decade.
Non è la dimostrazione che "5 HIIT consecutivi battono sempre 2 HIIT a settimana". Questa è la lettura pubblicitaria che circola. I dati parlano di un'alternativa efficace in alcune condizioni, non di una superiorità universale. La distinzione è il cuore di questa guida.
Non è per chi comincia. Cinque sedute HIIT in sette giorni sono un carico elevato. Servono una base aerobica già costruita, sedute successive davvero a bassa intensità e una capacità di recupero verificata.
Non è l'unico modello con evidenze. Periodizzazione tradizionale, distribuzioni polarizzate e altre sequenze hanno studi alle spalle. Il blocco è una delle opzioni, con un livello di evidenza che questa guida quantifica senza esagerare.
Il vocabolario minimo per capire il resto della guida
- Blocco: il periodo breve in cui lo stimolo ad alta intensità viene concentrato. Nel protocollo più studiato, la prima settimana di ogni ciclo di 4 settimane.
- Fase di assimilazione: le settimane a carico ridotto che seguono il blocco, in cui l'adattamento si consolida. Nel protocollo di Rønnestad, le tre settimane con una sola seduta HIIT.
- HIT (High Intensity Training): l'allenamento ad alta intensità, la famiglia di protocolli usata nello studio di riferimento. L'HIIT (High Intensity Interval Training) ne è la forma a intervalli.
- VO2max (massimo consumo di ossigeno): quanta energia riesci a produrre usando ossigeno, la misura più usata della capacità aerobica. È l'esito principale misurato negli studi sulla periodizzazione a blocchi.
- VO2peak: il massimo consumo di ossigeno raggiunto nel test specifico usato, spesso nel ciclismo. Differisce dal VO2max per il protocollo che lo misura.
- SMD (Standardized Mean Difference): la misura usata per confrontare gli effetti di studi diversi. Valori attorno a 0,40 si considerano un effetto di entità piccola.
- IC 95% (intervallo di confidenza al 95%): l'intervallo in cui, con ragionevole probabilità, cade il vero valore dell'effetto. Se contiene lo zero, l'effetto potrebbe non esserci.
- PEDro: la scala che valuta la qualità metodologica degli studi clinici, da 0 a 10. Punteggi bassi segnalano limiti di rigore.
Come funziona: il disegno dello studio di Rønnestad
Lo studio del 2014 confronta due gruppi di ciclisti ben allenati per 12 settimane. Entrambi fanno lo stesso numero di sedute HIIT per blocco (8), ma in due sequenze opposte. Il gruppo a blocchi concentra: 5 sedute nella prima settimana, poi una sola a settimana per tre. Il gruppo tradizionale ne fa costantemente due a settimana.
Il risultato principale riguarda il VO2max: il gruppo a blocchi ha migliorato il VO2max dell'8,8 ± 5,9% contro il 3,7 ± 2,9% del gruppo tradizionale. Lo stesso disegno ha mostrato effect size medio-superiori (indicativamente 0,62-1,12) anche per la potenza a 2 mmol/L di lattato, la massa emoglobinica e la potenza media in un test all-out di 40 minuti.
Il test dei 40 minuti merita una precisazione: non è un time trial su distanza, è una prova a durata fissa in cui la variabile chiave è la potenza media sostenuta. Un outcome rilevante per l'endurance, perché integra capacità aerobica, soglia, economia di pedalata, tolleranza ai metaboliti e capacità di distribuire lo sforzo.
Blocco contro distribuzione uniforme: il confronto
La tabella qui sotto riassume il disegno dello studio di riferimento. Leggere la colonna di destra è il modo più rapido per capire perché il confronto scientifico regge: stesso volume, distribuzione diversa.
L'aspetto che conta è l'ultima riga. Concentrare lo stimolo in una settimana è plausibile sul piano fisiologico: la ripetizione ravvicinata dello stimolo centrale, lo stimolo periferico concentrato, la fase di assimilazione a bassa densità e l'interazione tra fatica e adattamento. Ma nel linguaggio scientifico quelle restano ipotesi, non meccanismi dimostrati.
Il disegno a confronto (Rønnestad et al., 2014)
Aspetto
A blocchi (BP)
Tradizionale
A chi si rivolge, e a chi conviene aspettare
La periodizzazione a blocchi è uno strumento da professionisti dell'allenamento: serve qualcuno che programmi il volume, verifichi il recupero e adatti la settimana alla persona che ha davanti. Non è un modello da improvvisare da soli.
Il presupposto per una settimana di blocco è una base aerobica già costruita (qualche settimana di allenamento continuo a intensità moderata, il MICT, Moderate Intensity Continuous Training) e una capacità di recupero verificata nel tempo. Senza questi due elementi, cinque sedute HIIT in sette giorni diventano solo un accumulo di fatica.
Chi riprende dopo una pausa, chi non ha ancora una base, o chi non ha un modo per monitorare la risposta (frequenza cardiaca di riposo, HRV, fatica percepita) fa bene a restare sulla distribuzione uniforme: più sostenibile e altrettanto efficace per gli obiettivi di partenza.
Come cambia in base a chi sei
- Se programmi per atleti (preparatore, chinesiologo, personal trainer certificato): il blocco è una variante da valutare in fasi specifiche della preparazione, mai un default. Volume totale controllato, sedute successive a bassa intensità, fase di assimilazione prevista, monitoraggio di HRV e RPE.
- Se sei un atleta agonista con una base solida: la settimana di blocco può essere provata sotto supervisione, verificando che il recupero regga (48-72 ore tra le sedute HIIT secondo livello e carico cumulato).
- Se sei un amatore o un master: la distribuzione uniforme (2 sedute HIIT a settimana) è la scelta più sostenibile. Il blocco non aggiunge nulla finché non c'è una ragione specifica, e la risposta individuale varia.
- Se lavori nel fitness e nella salute: sapere che cosa il blocco fa e non fa ti protegge dalle letture pubblicitarie che lo presentano come il metodo che batte tutti. I dati complessivi non dicono questo.
Hai capito cos'è il blocco. Il passo dopo è saperlo programmare.
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Le forme concrete: come si costruisce una settimana di blocco
La forma più studiata è quella di Rønnestad: 5 sedute HIIT nella prima settimana del blocco, ognuna a intensità calibrata, poi tre settimane con 1 seduta HIIT a settimana. Le settimane di scarico non sono vuote: contengono lavoro a bassa intensità, perché l'assimilazione dell'adattamento avviene mentre il corpo continua a muoversi.
Il criterio che regge tutto è il recupero. Il tempo minimo tra due sedute ad alta intensità è di 48 ore per la maggior parte dei soggetti moderatamente allenati, può ridursi a 24 ore negli atleti elite con elevata capacità di recupero e deve estendersi a 72 ore nei soggetti meno allenati o in fasi di carico cumulativo elevato.
I segnali si misurano, non si sentono. La frequenza cardiaca di riposo e l'HRV (Heart Rate Variability, la variabilità del battito cardiaco, un indicatore di recupero) tornano ai valori basali entro 24-48 ore dopo una seduta di volume moderato. Il rapporto T/C (tra un ormone anabolico, il testosterone, e uno catabolico, il cortisolo) si normalizza entro 24-48 ore. I marcatori di danno muscolare (CK e LDH, due enzimi che si alzano dopo lo stress muscolare) possono restare elevati per 48-72 ore dopo protocolli con componenti eccentriche.
La settimana di blocco, disegnata
Momento
Contenuto
Scopo
Quanto vale davvero: i numeri, senza esagerazioni
Il dato di partenza è quello del 2014: +8,8 ± 5,9% di VO2max contro +3,7 ± 2,9%, con effect size medio-superiori anche su altri indicatori. È un risultato interessante, ma va contestualizzato: il campione era molto piccolo, 8 contro 7 ciclisti, la potenza statistica limitata e l'assegnazione non poteva essere in cieco (gli atleti sapevano quale sequenza seguivano).
Per la potenza a 2 mmol/L di lattato, la differenza aveva p = 0,054, appena oltre la soglia convenzionale: è più corretto parlare di tendenza che di risultato dimostrato. C'è anche uno studio preliminare dello stesso gruppo su sole 4 settimane, ma resta un'evidenza iniziale su un campione ristretto.
Le evidenze successive ridimensionano il quadro. La meta-analisi di Mølmen del 2019 trova effetti piccoli e favorevoli della BP sul VO2max (SMD 0,40; IC 95% 0,02-0,79) e sulla potenza massima (SMD 0,28; IC 95% 0,01-0,54), ma con studi pochi e di qualità metodologica bassa (PEDro medio 3,7/10).
Il mito: cinque HIIT di fila battono sempre due a settimana
La lettura pubblicitaria trasforma uno studio singolo su 8 atleti in una regola universale. I dati non la sostengono: la revisione sistematica di Galán-Rioja del 2023 conclude che non esiste evidenza sufficiente per sostenere un modello specifico di periodizzazione in interventi di 8-12 settimane. Il trial di Almquist del 2022, a carico uguale, non rileva differenze di prestazione tra blocco e periodizzazione tradizionale progressiva. E lo studio di Sylta del 2016, su 63 ciclisti con 24 sedute totali, non trova differenze significative tra tre diverse sequenze di organizzazione dell'HIIT, nonostante miglioramenti generali del 5-10% in tutti i gruppi.
Gli errori che si vedono più spesso
- Leggere un singolo studio come una prova universale. Il risultato di Rønnestad è un'evidenza preliminare su un campione piccolo, non una legge. Le evidenze successive non confermano la superiorità generalizzata.
- Aumentare il volume "perché tanto è blocco". Se aggiungi sedute al totale, il confronto decade: stai facendo più carico, non una distribuzione diversa.
- Mettere la settimana di blocco senza fase di assimilazione. Senza le tre settimane a bassa densità, l'adattamento non ha il tempo di consolidarsi.
- Ignorare i segnali di recupero. Se la frequenza cardiaca di riposo e l'HRV non tornano al basale in 24-48 ore, o se la fatica percepita resta alta, la settimana di blocco va rimandata o ridotta, non forzata.
Come si inizia, concretamente
Il primo passo è avere una base. Qualche settimana di lavoro a bassa e media intensità prima di pensare a un blocco: la letteratura di riferimento indica 2-4 settimane di base aerobica con il MICT come punto di partenza ragionevole.
Il secondo passo è verificare la capacità di recupero. Monitorare per qualche settimana come la frequenza cardiaca di riposo e l'HRV rispondono alle sedute intense. Se tornano ai valori basali entro 24-48 ore, il recupero regge.
Il terzo passo è costruire la settimana di blocco con volume totale controllato, sedute successive davvero a bassa intensità e una fase di assimilazione prevista. La regola di fondo: 48-72 ore di recupero tra le sedute HIIT, secondo livello e carico cumulato.
Il quarto passo è osservare cosa succede dopo. Test di prestazione, HRV e fatica percepita dicono se l'adattamento c'è stato. I dati guidano la decisione di ripetere il blocco o di cambiare modello, e nessun risultato di uno studio singolo deve decidere al posto dei tuoi.
Il controllo rapido: il tuo blocco è costruito bene?
- 🟢 Volume totale simile alla distribuzione uniforme, fase di assimilazione prevista, recupero verificato (48-72 ore tra le sedute HIIT): il blocco è una scelta ragionata, da valutare con i dati del monitoraggio
- 🟡 Volume aumentato o recupero non monitorato: non stai facendo periodizzazione a blocchi, stai accumulando carico senza controllo. Verifica prima
- 🔴 Settimana di blocco senza base, senza fase di assimilazione, con recuperi ignorati: carico elevato senza i presupposti. Il risultato più probabile è fatica e nessun adattamento
Quando serve qualcuno che ti segua
La periodizzazione a blocchi è un modello da programmare, non da improvvisare. Un preparatore atletico, un chinesiologo o un personal trainer certificato servono per tre cose: verificare che la base ci sia, costruire la settimana di blocco con il volume giusto, e leggere i segnali di recupero per decidere quando fermarsi.
C'è poi un confine che nessun professionista dell'allenamento supera. Se compaiono segnali che vanno oltre l'affaticamento normale, se la stanchezza resta anche dopo un riposo prolungato, o se ci sono condizioni cardiovascolari note, la valutazione spetta a un medico. È una divisione di ruoli che protegge chi si allena, e non toglie nulla al lavoro del tecnico.
Perché vale la pena saperlo, anche se non sei un tecnico
Sapere che cos'è il blocco, e cosa non è, protegge da due errori speculari: aspettarsi risultati che i dati non promettono, e rifiutare uno strumento che in alcune condizioni può essere utile.
La domanda giusta non è "il blocco funziona?". La domanda è: "per questo atleta, in questa fase, con questo volume, il blocco ha senso?". La risposta la danno i dati, non l'entusiasmo.
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Riferimenti scientifici
- Rønnestad, B. R., Ellefsen, S., Nygaard, H., Zacharoff, E. E., Vikmoen, O., Hansen, J., & Hallén, J. (2014). Effects of 12 weeks of block periodization on performance and performance indices in well-trained cyclists. Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 24(2), 327-335.
- Rønnestad, B. R., Hansen, J., & Ellefsen, S. (2014). Block periodization of high-intensity aerobic intervals provides superior training effects in trained cyclists. Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 24(1), 34-42.
- Mølmen, K. S., Østeng, S. J., & Rønnestad, B. R. (2019). Block periodization of endurance training: A systematic review and meta-analysis. Open Access Journal of Sports Medicine, 10, 145-160.
- Sylta, Ø., Tønnessen, E., Hammarström, D., Danielsen, J., Skovereng, K., Ravn, T., Rønnestad, B. R., Sandbakk, Ø., & Seiler, S. (2016). The effect of different high-intensity periodization models on endurance adaptations. Medicine & Science in Sports & Exercise, 48(11), 2165-2174.
- Almquist, N. W., Eriksen, H. B., Wilhelmsen, M., Hamarsland, H., Ing, S., Ellefsen, S., Sandbakk, Ø., Rønnestad, B. R., & Skovereng, K. (2022). No differences between 12 weeks of block- vs. traditional-periodized training in performance adaptations in trained cyclists. Frontiers in Physiology, 13, 837634.
- Galán-Rioja, M. A., González-Ravé, J. M., González-Mohíno, F., & Seiler, S. (2023). Training periodization, intensity distribution, and volume in trained cyclists: A systematic review. International Journal of Sports Physiology and Performance, 18, 112-122.
Ambito e limiti
Contenuto a scopo formativo per chi si allena e per chi programma l'allenamento, in ottica di performance del soggetto sano. I parametri citati sono variabili di programmazione da monitorare, non indicatori clinici. In presenza di condizioni cardiovascolari note o di sintomi durante lo sforzo, consultare un medico prima di introdurre protocolli ad alta intensità.